Luoghi e racconti | episodio 1: "Piscone re lo riavolo"



Io e i miei quattro fratelli siamo nati a Montanaldo, una grande contrada che si estende tra tre comuni: Torella dei Lombardi (il mio paese), Sant'Angelo dei Lombardi e Rocca S. Felice.

A qualche centinaio di metri dalla nostra abitazione, in direzione del fiume Fredane, c'è un masso grande quanto una casa, da sempre chiamato "Piscone re lo riavolo".

Sulla parete rocciosa che guarda il fiume ci sono due incavi di circa venti centimetri. Nel primo incavo la profondità è pari alla larghezza, nel secondo la profondità è leggermente inferiore.

A guardarli bene, quegli incavi appaiono simili a zoccoli di animali.

La tradizione popolare, in tempi lontani, assegnò quegli zoccoli al diavolo da sempre impegnato in epiche sfide contro S. Michele.

Quella che si svolse intorno a "Lu Piscone" fu una lotta terribile che vide l'Arcangelo Michele assestare con la spada un fendente così forte da spaccare il masso in due parti divise da oltre mille metri di distanza.

S. Michele, dopo aver scaraventato uno dei massi nel fiume Fredane, si rivolse al diavolo dicendogli: "Adesso con un calcio dovrai rimandare il masso nel luogo da cui è venuto".

Il diavolo prese una gran rincorsa e, dopo aver oltrepassato il fiume, sferrò un fortissimo calcio alla roccia su cui comparve l'impronta del suo zoccolo. Non essendo riuscito a spostare il "Piscone" nemmeno di un centimetro, il diavolo prese nuovamente la rincorsa e come una saetta si precipitò contro il masso assestandogli un calcio più potente del primo. In questo secondo assalto lo zoccolo del diavolo penetrò ancora più profondamente nella roccia che, nonostante lo sforzo profuso dal diavolo, rimase ferma nel luogo dove l'aveva scaraventata l'Arcangelo. Non avendo ottenuto per ben due volte l'effetto desiderato, il diavolo con la coda tra le zampe e un piede dolorante, comprese di aver perso la sfida.

Ogni volta che vado a casa mia, cerco di raggiungere “lo Piscone re lo riavolo”. È la leggenda della nostra infanzia che con orgoglio raccontavamo a tutti perché il "Piscone" era di nostra proprietà.


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